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Data e Ora: 17-10-2017 03:44:17

Lo Yoga

Con il sostantivo maschile sanscrito Yoga (devanāgarī: योग, in lingua italiana adattato anche in ioga) nella terminologia delle religioni originarie dell'India si indicano le pratiche ascetiche e meditative. Tale termine sanscrito, con significato analogo, viene utilizzato anche in ambito buddhista e giainista. Come termine collegato alle darśana, yoga-darśana (dottrina dello yoga) rappresenta una delle sei darśana, ovvero uno dei "sistemi ortodossi della filosofia religiosa" induista. Origine e significato del termine Il termine yoga si riscontra già nel più antico dei Veda, il Ṛgveda, con il significato di "unire", "attaccare", "imbrigliare". Altri termini sanscriti simili sono yuj (verbo) con il significato di "unire" o "legare", "aggiogare"; yúj (aggettivo) "aggiogato", "unito a", "trainato da"; yugá (sostantivo) ossia il giogo che si fissa sul collo dei buoi per attaccarli all’aratro. Mircea Eliade (1907-1986)[3] lo riferisce alla radice yuj con il significato di "unire", da cui anche il latino iungere e iugum. Ananda Coomaraswamy (1877-1947) ricorda in tal senso il brano del Ṛgveda dove viene indicato che l'uomo deve: « aggiogare sé stesso come un cavallo disposto ad obbedire » (Ṛgveda V,46,1 cit. in Ananda Kentish Coomaraswamy. Induismo e Buddhismo. Milano, Rusconi, 1973, pag. 76) Da qui il significato, posteriore, di yoga come insieme di tecniche anche meditative aventi come scopo l' "unione" con la Realtà ultima e tesa ad "aggiogare", "controllare", "governare" i "sensi" (indriya) e i vissuti da parte della coscienza (buddhi).

 

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Lo yoga della Bhagavadgītā (nella versione di Sri Aurobindo)

“Yoga è la rottura dell’unione con la sofferenza; questo yoga deve essere praticato risolutamente e senza mai abbandonarsi allo scoraggiamento. Dopo aver rinunciato a tutti i desideri generati dalla volontà egoistica e impiegando la mente per dominare i sensi, lo yogin raggiunge la quiete, finché la mente concentrata nel Sé non pensi più a nulla.”

Canto VI, Vv. 23-25

Come la fiamma di una lampada riparata dal vento non oscilla, così è lo yogin che ha sottomesso la mente e pratica l’unione col Sé.

Canto VI, V.19

“Colui che non concepisce odio verso essere alcuno, che non nutre inimicizia ed è compassionevole, che manca del senso dell’ “io” e del “mio”, equanime nel piacere e nel dolore ,paziente e misericordioso , lo yogin che è sempre contenuto e domina se stesso, saldo nelle sue risoluzioni e la cui mente e intelligenza mi sono consacrate, quello mi è caro”

Canto XII, Vv.13-14